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Fede e Luce _ _bofp6tVmo n° 5
A^ zo . *A *y> r i H £ <> la
TJTs~"
Cf'm. /dtcc.
Luce
Abbiamo visto tutti, in questi giorni dopo la
Pasqua, nelle nfestre chiese il cero pasquale,
simbolo della luce che il Signore con la sua
parola, la sua vita, la sua morte per noi, ha
portato nel mondo avvolto nelle tenebre.
La notte del sabato Santo, abbiamo acceso la nostra candelina e abbia¬
mo ripetute nella chiesa buia: "Tu, o Signore, sei la vera luce che
illumina la nostra notte, la vita di tutti i giorni...” Ogni giorno,
però, per ognuno di noi, c T è un pò di luce (quando le cose vanno bene)
e un pò di ombra (quando le erse non vanno bene). A volte tutto e cosi
nero che ci sembra che la luce non cxi sia più. "Love sei, Signore?
dove sei andato? Sono solo, non ce la faccio più. . . sono stanco, tutto
mi sembra brutto, non vedo via dUscita. .. "
Questo accade ai piccoli e ai grandi, per motivi gravi e meno gravi:
pensieri, preoccupazioni... il futuro... il presente... il lavoro...
l , amore... gli amici... la malattia... la stanchezza... il dolore...
Si fa buio, la luce se n'e andata.
C ! è poi che deve vivere ogni giorno una fatica che sembra a volte più
grande di noi: seguire, aiutare, vestire, lavare un bambino o un ragaz¬
zo in difficoltà. A volte è facile; prevale l 1 amore, si sta bene, si è
in forma, il ragazzo è docile. A volte è difficile, penoso, stancante,
non ce la si fa più...
Eppure è proprio vicino a loro che dovremmo ritrovare la luce.
Insieme, cerchiamo di fare uno sformo, abbracciamoli tutti con il pen¬
siero, l'affetto, l , amore. .. tutti i nostri ragazzi: Nicola, Alberto,
Diego, Luciana, Marina, Carla... e. tanti, tanti altri... difficili si,
diversi si, a volte tanto faticosi, ma tutti capaci di offrire ai ge¬
nitori, educatori, fratelli, amici, un messaggio diamone e di sempli¬
cità che noi non sappiamo dare agli altri, come loro. Le luci delle
loro vite, a noi così difficili da capire, sono molto più forti e più
luminose di quelle di tanti ragazzi"normali” . Dobbiamo scoprirle,
4
- 2 -
metterle un pò più in alto, avere il coraggio di farle brillare più
in vista -In questo povero mondo che - % strano e difficile a dirsi -
ha tanto bisogno della loro luoe, fatta di semplicità, di sorriso buo¬
no, di generosità, di bontà, di silenzio...
Luce ohe è molto più simila della nostra a quella del Cero pasquale!
la redazione
» ... Sentivo di avvicinarmi a quel lettino senza
voce come ad un altare, a un luogo sacro dove
Dio parlava per mezzo di un segno, .
Una tristezza che mordeva fin nel profondo, ma
leggera e trasfigurata.
Mistero. E che non può essere che di bontà,
bisogna avere il coraggio di dirlo; una grazia,
una grazia troppo pesante* Un'ostia vivente fra
noi, muta ccome l'ostia, raggiante come quella."
Da una lettera di E Mounier del 194'0
(scrittore, giornalista, fondatore
e direttore della Rivista Esprit.)
C- om-e eÀ,L “ S l " 9
.,.. Questa è la domanda che ai sia¬
mo posti nell ! ultimo incontro di
Fede e Luce.
La recente festa dell r Annunciazio_
ne, il "SI" di Maria, ci è stato di
stimolo e di guida. E perchè tutti
potessimo più facilmente rispondere,
esprimendo il nostro modo di dire di
"si" al volere di Lio, o il nostro
modo di andare incontro agli altri,
ci siamo divisi in gruppi misti for¬
mati da genitori, ragazzi handicappa
ti e amici.
Abbiamo avuto la gioia di consta¬
tare che, ognuno al proprio livello,
ha partecipato e detto quello che
pensava.
Sarebbe troppo lungo fare «n -reso
fatte?
"... è molto difficile accetta¬
re, dice una mamma, soprattutto
quando ci si sente discriminati
dagli altri, anche dalle persone
di famigliai e quando si sente dì
pesare sugli altri figli..."
"... abbiamo dovuto dire di si •
a una croce che non abbiamo scelte^
che ci è stata imposta, che a vol¬
te cl fa sentire colpevoli davanti
ai nostri figli stessi... "
Un papà? "Finché ci siamo noi
diciamo di si, ma poi...? E* que¬
sta la nostra ansia più grande."
Un'altra mamma? "Il si è da di-
- 4 -
il coraggio cedo allo sconforto, ma
se si parla con qualcuno si rischia
di riceverne una pietà che fa male,
o si sente che il discorso dà.fasti¬
dio, A Fede e Luce abbiamo trovato
degli amici.,. parlare con voi è me¬
raviglioso, ma è così poco... vorrem
mo parlare di più... 11
Un sacerdote presente ha detto
che questi problemi non sono solo
dei genitori che li portano, ma de¬
vono essere di .noi tutti, prima co¬
me umanità e a maggior ragiono come
cristiani.
Gli interventi dei giovani non si
sono fermati solo al M esperienza di
Fede e Luce. In questi gruppi sono
d'accordo nel dire che quando hanno
accettato l'invito hanno detto di
si pensando di venire a "dare”, ma
poi hanno trovato uno scambio di
amicizia con tutti.
Al di là di questo, hanno porta¬
to altri esempi in cui è più o meno
facile dire di sis
"... è più facile dire di si
quando si vuol bene alla persona
che chiede."
"... quando si è stanchi, non si
ha voglia di dire di si, di cercare
gli altri, quando qualcuno scombina
i nostri piani o progetti..."
"... sento di dire di si quando
non mi va di fare una cosa ma la
faccio perchè fa piacele a un altro
e fa piacere anche a Dio."
"... quando devo accettare qual¬
cosa che non vorrei, la malattia
della ma mma, per esempio..."
"... quando mi sento sola e
desidero incontrare gli altri e
riceverò qualcosa da loro, speran
do. di trovare una soluzione per
i miei problemi, dico di si, ma
poi, a volte, resto delusa..."
"... uno non avvicina l'altro
perchè pensa di avere tanti pro¬
blemi e di non avere tempo per
gli altri; si considerano i pro¬
pri guai come i più importanti,.."
"... Fare il primo passo spes¬
so è difficile perchè ci si tro¬
va davanti a una barriera e si
ha paura..."
"... l'aiuto degli altri ser¬
ve; uno ha bisogno di essere sti¬
molato, invitato, se no ha paura
di non essere bene accetto e si
tira indietro..."
"... dovremmo noi fare il pri¬
mo passo davanti a ragazzi che
per esempio, si comportano male,
o non hanno nessuno che si occu¬
pa di loro."
Al termine di questo incontro
un papà faceva notare quanto ave¬
va imparato sentendo parlare gio¬
vani e adulti con tanta semplici¬
tà.
Più ci si incontra, più ci si
conosce e più ci si vuole bene!
Un gruppo romano di
"Fede, e Luce"
+ + + + + + + . + + + + ’+
N. B.
Questo giornalino nasce dal desiderio di comunicare con chi è
lontano, TUTTI, grandi e piccoli, sono dolorosamente invitati
a collaborare con semplicità, con lettere, disegni e testimoniar
ze.
Inviare a:
i » TTsT S TT<'TVTT*' h
a-u^LD Via Cola di Rienzo 140 _ 001 <J2 Rota
0
- 5 -
\/£R CULI
-/4L i Z\ M i LÌ J\ ti ELirNJ^i
Bonipo addietro e su altro bòllelt-
tino, ero andata facendo alcune
riflessioni sul senso dell’amicizia
ed alcune riflessioni su un gruppo
di giovani amici dei bimbi ospiti
nel Reparto "G-esù Bambino” all’Tsta¬
tuto S. Eusebio.
Eravamo allora agli inizi di
una esperienza nuova, senza termini
di confronto non solo in Vercelli,
ma anche altrove: 0 perlomeno, se
altre esperienze similari venivano
condotte, di esse nulla si conosceva.
Era, per ciascun gruppo e per ciascun
giovane impegnato, una esperienza-
scoperta, sofferta e maturata prima
nel segreto del proprio spirito,
svolta quindi senza pubblicità al¬
cuna, silenziosamente.
Da quelle prime battute ed 1 attra¬
verso dedizione di molti, è nato
recentemente il ”GRUPPO AMICI DEI
BIMBI”... Ho tra le mani il canton-
cino che ogni ”AMICO” ha ricevuto
nel tempo di Natale, data prescelta
por il battesimo ufficiale del no¬
stro gruppo. Sul frontespizio la
immagine di un bimbo dql sorriso in¬
vitante e poche righe di presenta¬
zione: ”... il cammino dell’umanità
sarebbe più facile se fosse percor¬
so da un maggior numero di buoni
samaritani...”
Mi indugio sulla figura infanti¬
le di Luca e scorgo, nel suo atteg¬
giamento, l’attesa di tante altre
creature, bisognose di amore, che
ci interpellano. Poi penso ai
"buoni samaritani", a tutti i gio¬
vani passati nei vari anni, fino
agli ultimi, cioè a quelli che
hanno dato vita al gruppo sponta¬
neo degli "AMICI”.
Chi sono e cosa cercano questi
"samaritani”?
tuito da studenti alle soglie del
la maturità e da universitari,
con loro vi sonoiijboi alcuni lavo¬
ratori, qualche militare ed un
gruppetto di genitori, coinvolti
dai figli stessi in questa espe¬
rienza di servizio.
Tutti frequentano regolarmente
ed assiduamente il Reparto, pre¬
stando, con semplicità, servizi
di assistenza ai non autonomi ed
offrendo cure affettive partico¬
lari ad alcuni bambini... Che co¬
sa cercano... Anche per dare una
risposta valida all * interrogati¬
vo ci siamo ritrovati, per un in¬
contro mensile, in dicembre e in
gennaio, giovani e meno giovani,
"novizi" e”veterani", per cono©
scerci meglio, per scoprire nel¬
l’occhio dell’qltro la stessa
ansia di ricerca di essenzialità,
per comunicarci difficoltà ed e-
sperienze del servizio, ma soprat
tutto, e prima di tutto, per im¬
parare a verificarci ed a capire
il personale cammino della matu¬
razione.
Infatti, il lasciare le occu¬
pazioni ordinarie, l’ambiente
abituale, il celarsi in una real¬
tà dolorosa, in un mondo di bim¬
bi gravemente handicappati, fra
religigse che trovano la ragione
della propria esistenza nel ser¬
vizio ai bimbi medesimi, il non
ritrovare i soliti parametri
degli interessi e dei rapporti
formali fra gli uomini, tutto
questo non può non riuscire, per
ciascuno, un’esperienza esisten¬
ziale di notevole validità.
Sandra Zanlungo
IL COMPLEANNO DI JNRI
"Io ho cinque anni.. 0 n questa era la frase che senti¬
vamo incessamiemente ripetere dal mattino presto $ Juri
finalmente compiva cinque anni. Tutti gli amici gli era¬
no intorno per festeggiarla, per vederlo ridere e scher¬
zare, Non si può esprimere con semplici ‘parole ciò che
abbiamo sentito quando Juri spegneva le candeline diver¬
tendosi moltissimo e volendo sempre ricominciare da capo.
Forse ? anzi certamente, il sue sorriso, 1$ sua alle¬
gria seno stati i più bei regali che lui abbia potuto
fardo Buffo! E f stato ancora una volta lui a dare qual¬
cosa a noi, è sempre stato così, almeno per me, da quan¬
do ho .conosciuto Juri. V§do da lui nel reparto dei bombi
ni dell 1 Istituto S. Eusebio per dare quel poco che posso
e invece mi accorgo che è sempre lui a rendermi felice
se sono triste, a distrarmi con le sue simpatiche batitu-
te, da quelle ohe possono essere "grane egoistiche".
Ormai posso dire che Juri ha preso completamente la¬
mia vita di tut ti giorni. Se per caso non. ce la fac¬
cio ad andare da lui, mi sento tanto triste e inutile 5
molte volte mi sono sorpresa a ringraziare il Signore
per aver messo sulla mia strada• questo favoloso bambino
che continuamente mi aiuta a vivere in modo semplice e
migliore.
11 giorno del suo compleanno abbiamo voluto fargli ca
pire non. solo con regali materiali, ma con la nostra pre
senza che lui ha molti amici nel vero -senso della parola,
che gli vogliono tanto bene,, che nei momenti di tristez¬
za pensano al suo faccino simpatico, al suo semplice
sorriso,
E 1 stata per lui una grande piccola festa, ma per noi è stato qualcosa
di veramente importante: è stata la scoperta di un piccolo angelo.
Gabriella Saviolo - Vercelli
PESCH E 1 ?
.«e Sono solo tre mesi che frequento l'Istituto S. Euse
bio.- Le prime settimane non sono stata troppo a mio agio, forse perchè ~
non conoscevo nessuno e poi perchè era tutto un ambiente molto nuovo.
Venivo 3o4 volte settimana In ente perchè avevo delle giornate libere,
mi piacevano i bimbi, eco. Ma dopo poco tempo sono stati i bimbi stessi
a farmi ragionare: 0 io vengo qui con tutta la mia gioia di ragazza per
darla agli altri, oppure smetto questa attività. Ho deciso infatti di re
stare e di continuare prendendo coscienza delle mie azioni.
Per chi e perchè venire quasi tutti i giorni da Porta Torino in bici¬
cletta o a piedi? Perchè negli armi che sto vivendo sento il bisogno di
dare agli altri tutte ciò che posso, e spero che io non mi stanchi mai
di dare?...
7
Quando non frequentavo ancora l'Istituto
S. Eusebio non pensavo che dei bimbi subnor¬
mali potessero dare così tante soddisfazio¬
ni, così tanto affetto. Juri, Gianni, Ambro¬
gio, luigi, Massimiliano, Roberto... quanti
nomi si potrebbero fare!
Non solo i nostri bimbi subnormali, ma
quelli di tutt.o il mondo, e anche quelli
spastici, sono convinta che pensano, forse
in modo diverso da me, che amano, forse in
modo diverso dal mio, che sono felici, forse
in modo diverso da come lo sono io, ma ugualL
mente si esprimono, hanno una loro personali^
tà, e se Dio li ha creati significa che sono
come noi.
Dico la verità; in questo momento e per sempre sento^
che amo veramente questi bimbi. Ma perche? Porse perche
sono stati loro stessi ad insegnarmi ad amare!
Cristina Baracco - Vercelli
Visita dal medico, incontro con
l 1 educatore, contatti oon i vicini.. 1
d sono mille occasioni per i geni¬
tori di parlare con terze persone
dol loro figliolo;
"Otto giorni dopo la sua nascita,
il medico cl ha detto che non c f era
nulla da fare."
"Quante preoccupazioni ci ha dato!
Notti insonni... Pasti durante i qua
li pensavo di diventare pazza..."
"Guardatelo; non reagisce, non
parla.E intanto si pensa che sia in¬
telligente. Pare ci sia stato un
blocco quando aveva due anni, il
giorno in cui..."
Il bambino è presente. Si dice;
"non importa, non capisce", o se ri¬
schia di capire la conversazione ba¬
sta usare alcuni termini un pò più
complicati e sapienti, E ! vero che
il senso esatto delle parole gli
sfugge, ma parecchie cose gli sono
comprensibili.
Innanzitutto coglie che si trat¬
ta di lui. Senza volerlo l'abbiamo
guardato. Il tono della nostra voce
è cambiato, e lui percepisce un sen¬
so di tenerezza che lo avvolge.
Insomma... egli sa.
... E capisce ancora, che noi siamo
tristi a causa sua. La sua intelli¬
genza è ferita, ma con suo cuore
afferra più di quanto non sappiano
fare gli altri. Non conosce i nostri
ragionamenti o i nostri progetti,
ma sente le nostre gioie e le nostre
pene, la nostra speranza e la nostra
amarezza. In questo campo non sbaglia.
E* tutto qui, ma è terribile!
Che fare, allora?
Prima di tutto, evitare per quam-
to è possibile, le situazioni in cui
si è portati a parlare di lui in sua
presenza.
Se bisogna rifare la storia di
Maria, per es. , o dire al medico o
allo psicologo o all*educatore le
sue difficoltà, fato in modo che la
piccola non sia presente. Chiedete di
lasciarla nella stanza accanto, a
giocare con le matite colorate che
Zl| U A 17 Z Zi
p a. r L i a ma
avrete pensato a portare con voi,
o con dei giornali dq strappare.
Se Maria non vuole tostare sola,
senza una persona conosciuta, fato
vi accompagnare dalla nonna o da
un'amica che resterà con lei men¬
tre voi parlate con il medico o
altri.
Se i vicini o i parenti vi chie
dono notizie o vogliono sapere la
origine della sua malattia, non
parlate davanti al bambino nè de¬
gli aspetti negativi nè di quelli
dolorosi che lo rinchiuderebbero
ancora di più nel suo handicap.
Porse si potrebbe fare come la mam
ma di Paolo che, in simili circo¬
stanze prende sempre le sue preesau
zioni. Parla a nome di suo figlio
per essere più sicura di trovare
le parole e il tono giusto.
"Paolo vi direbbe che è stato male,
da piccolo e che ha faticato molto
a camminare, ma adesso può spostar¬
si se gli si dà la mano e può fare
tante cose da solo; tenere il cuc¬
chiaio, lavarsi le mani, salire, a
quattro zampe i gradini dell'in¬
gresso. .. "
La bocca parla secondo ciò che.
è nel cuore. Se cerchiamo di far
crescere in noi l^amore e il rispet
to per questi bambini che ci sono
affidati, il desiderio di vederli
progredire, la fiducia nelle loro
possibilità, le parole che diremo
ne saranno il riflesso, saranno
parole creatrici.
Ogni giorno mettiamo al mondo i
nostri figli, con quello che dicia
mo di loro.
M. H. M,
- 9 -
PROGRAMMA PEL PELLEGRINAGGIO
Domenica 26 ottobre
n <L c\ m o
'lt & z.$ o S '& t ro
ore 16,00 ; S. E. il Cardinale
Poletti e Jean Vanien
accolgono, in Piazza
ore 17,00 : Santa Messa
con _ _i 1 _ _P a p a
gruppo y.-ì-'z. e? s <* n té r ck czay\ h\ da n 2 e ,
La sera ; Incontro tra genitori,
secondo la lingua di origine.
Martedi 28 ottobre
Visita di Roma
La sera %"Veglia della
L UC E,
a Piazza S. Pietra
"Illuminati dallo Spirita Santo, la Chiesa ai conferma
nella nostra Missione e ci invia."
Mercoledì 29 ottobre
ore 9,00 : Messe* a S. Paolo
Fuori le Mura
quindi : 1' “INVIO"
- 10 -
Quanto viene a costare il pellegrinaggio a Roma ?
L# QlIQQjz viaggio a parte
Tale cifra comprende?
Alloggio in case religiose, con camere a uno,
due, tre, quattro letti.
Servizio pullman dalla stazione all'alloggio
e viceversa e dall'alloggio ai luoghi di
raduno. Inoltre giro turistico con guida.
Distintivo e manuale del pellegrinaggio
Assicurazione, spese di segreteria e di orga¬
nizzazione.
N.B. Burchi viene con un pullman organizzato con il proprio gruppo e.
non usufruisce quindi del servizio pullman e
guide,della wegreteria,
^ la quota è di L. 35.000
^'"2 -> tS * Yù
. Per chi garriva il 26 pomeriggio ò riparte il 29 mattina prima
X'fìi del pranzo, la quota è ridotta di
’■ ‘ uf L. 1. 500 a pasto.
Per le persone che abitano a Roma la quota è di L. 10.000
Tale cifra comprende:
. Distintivo e manuale del pellegrinaggio.
. Spese di segreteria, organizzazione, assicura
zione - anche per le automobili private -/ ~
. Servizio pullman dai luoghi di raduno:
- S. Gioacchino, Sta. Silvia, Villa Patrizi -
ai luoghi di incontro del pellegrinaggio.
Vorremmo invitare ogni gruppo a .creare delle iniziative per avere un
fondo-cassa comune al fine di non escludere chi avesse difficoltà
finanziarie.
Per suggerimenti, informazioni ed eventuali aiuti, la segreteria
nazionale è à vostra disposizione: tutti i giorni - eccetto la domenica-
dalie ore 15,00 alle ore 17,00 - Tel. 350.443
Chi desidera i moduli di partecipazione al pellegrinaggio può richieder
li alla medesima segreteria:
" 'FEDE E LUCE "
Via Cola di Rienzo 140 - 00192 ROMA